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Cloud Computing: un approccio pragmatico ad una opportunità Il Cloud Computing è da qualche tempo entrato a far parte del lessico IT e, come per tutte le innovazioni, è soggetto ad ampi dibattiti sulla sua natura (cosa è e cosa non è “Cloud Computing”), sull’ impatto che la sua adozione può avere (un mezzo per la riduzione di costi o per accelerare l’ innovazione)sulla sua natura (pubblico o privato); come sempre, molto dipende dal punto di vista, specialmente quando si parla di “nuvole” Amleto Vedete quella nuvola laggiù? Non ha quasi la forma d'un cammello? Polonio Càspita! Ci somiglia veramente! Amleto O piuttosto, direi, ad un donnola. Polonio Dal dorso, infatti, sì, sembra una donnola... Amleto O una balena... Polonio Proprio, una balena. (W. Shakespeare – Amleto, Atto III, Scena II) Dalle discussioni con commentatori, esperti , CIO, emergono fondamentalmente tre atteggiamenti nei confronti del Cloud Computing: · gli entusiasti, che interpretano ogni novità come la panacea che consente finalmente di accelerare i tempi di implementazione di nuove applicazioni, a costi ridotti e superando i vincoli imposti da strutture IT aziendali “burocratiche e incapaci di seguire le esigenze del business” · gli scettici, che lo vedono come una forzatura marketing destinata a soccombere di fronte all’ impatto con la realtà di sistemi legacy ancora dominanti e con i vincoli e le difficoltà di integrazione (un po’ come era successo per il modello ASP) · gli allarmisti che ne sottolineano i rischi in termini di sicurezza, di conformità alle legislazioni e normative nazionali, di validità e copertura delle licenze software, ecc. L’ atteggiamento nel suo complesso, è molto simile a quello che, alcuni anni orsono, caratterizzava l’ outsourcing e richiede un percorso di maturazione similare da parte delle aziende; a fronte di un’ offerta che si sta consolidando sia nei modelli di servizio che di pricing (pur nella diversa accezione che ogni fornitore dà ai propri servizi) e che è ormai in grado di rispondere anche alle esigenze della grande azienda, persiste nei possibili utilizzatori un approccio guardingo, che ne frena inevitabilmente l’ utilizzo in termini reali, anche nei casi in cui i vantaggi appaiono superiori ai rischi e alle potenziali difficoltà. La vera domanda che l’ IT aziendale dovrebbe porsi, oggi, è: “la nostra azienda è pronta ad utilizzare i servizi di Cloud Computing?”, che significa: · conoscere le caratteristiche dell’ offerta (in tutte le componenti , IaaS, PaaS, SaaS) e se esistono già esperienze nel proprio settore di attività · essere in grado di valutare i servizi offerti, in termini di modalità, criteri di tariffazione, vincoli, opportunità finanziarie (Opex versus Capex) · comprendere l’ impatto dei nuovi modelli di pricing sulle scelte tecnologiche, architetturali e di software design In ogni caso deve essere ben chiaro che la logica del Cloud Computing è la logica del Web (provalo, se ti va bene comincia a utilizzarlo e a pagarlo, il resto si vedrà); il segreto è comprendere bene cosa ci può dare in più rispetto alle soluzioni tradizionali e dove può essere più opportunamente utilizzato (dal far fronte a picchi imprevisti nell’ utilizzo dell’ infrastruttura, al costruire rapidamente soluzioni prototipali a fronte di urgenze business, fino a fornire soluzioni anche importanti per il business stesso: ad esempio ci sono circa 60.000 imprese che utilizzano il CRM SaaS di Salesforce.com e oltre 150 di tali aziende hanno più di 1.000 venditori ciascuna. Ciò non significa che il Cloud Computing sia giunto allo stadio di maturità, ma è certo che, per alcune problematiche, i vantaggi sono superiori ai rischi e punti di debolezza: nella figura è riportata una griglia, proposta da OVUM, per la valutazione dell’ opportunità di utilizzo del Cloud Computing.  Source: OVUM Cloud Computing affinity Framework Come si può vedere il Cloud Computing è caratterizzato dalla semplificazione e dalla standardizzazione, un’ antitesi, spesso, all’ IT aziendale; va quindi applicato in quelle aree dove l’ IT aziendale è in difficoltà a supportare l’ azienda, vuoi perché le risorse disponibili sono impegnate, vuoi perché a corto di budget (si sa che in questi periodi sono le BU più che le strutture IT a disporre di fondi per l’ innovazione tecnologica; sarebbe un errore invece cercare di adottarlo dove l’ IT aziendale già risponde efficacemente. Occorre pertanto prestare attenzione a non sovrastimare le reali necessità di “security” e di “qualità del servizio”: molti problemi riguardanti la sicurezza sono effetto di un “approccio acritico” che tende a generalizzare le effettive esigenze e problematiche legate ad una applicazione o a un servizio a tutte le applicazioni e servizi dell’ azienda, anche quando non sono strettamente necessarie. Anche la “qualità di servizio” può essere differenziata e valutata sulle effettive esigenze del servizio stesso; spesso una simile valutazione genera vantaggi in termini di semplicità di gestione e di minori costi. In definitiva l’ approccio corretto ai servizi di Cloud Computing è quello di scegliere opportunamente un possibile campo di applicazione (sia esso un semplice servizio infrastrutturale o una più complessa soluzione applicativa) e cominciare a fare esperienza sui diversi aspetti quali: · le migliori modalità di utilizzo dei servizi, · le possibilità di integrazione con altre infrastrutture / applicazioni, · i criteri di management più opportuni ed efficaci tenendo presente che, a differenza di quanto accade con l’ Outsourcing tradizionale, il Cloud Computing non comporta necessariamente l’ instaurarsi di particolari vincoli con il fornitore (lock-in); quanto più si utilizzano soluzioni implementate con standard aperti, tanto più risulta semplice abbandonare un fornitore per un concorrente quando le condizioni (costi, qualità dei servizi, ecc. ) lo suggeriscono. Ezio Cerquaglia |