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Ultime Opinion Wire Butler Group

Cloud Services secondo Microsoft

Microsoft ha annunciato di recente la sua piattaforma per servizi internet (cloud services platform) Azure, per fornire un Sistema Operativo e un insieme di servizi attraverso i quali le applicazioni possono essere sviluppate e gestite.

Ray Ozzie , Chief Architect, ha dichiarato che Azure è strategica per Microsoft e ospiterà tutti i servizi web based di Microsoft, offrendo  ambienti  tools familiari ad utenti e sviluppatori.

In base anche a passate esperienze, Butler Group ritiene che ciò che è stato presentato è più una roadmap piuttosto che un prodotto consolidato

 
L’acquisizione da parte di CA continua il processo di consolidamento nel mercato “Identity” Opinionwire 30 ottobre

CA ha recentemente annunciato la sua acquisizione di IDFocus LLC, e della sua tecnologia IAM (Identity and Access Management) chiamata ACE (Advance Components Extensions). La dichiarazione ufficiale di CA sull’operazione non ha svelato i termini finanziari, ma ha annunciato l’acquisizione come un’operazione focalizzata ad aiutare i clienti ad aumentare l’efficienza del business, andare incontro alle richieste di compliance e facilitare l’ “identity lifecycle management”. Sebbene alcune di queste affermazioni non debbano essere  considerate solo da un punto di vista commerciale, un’analisi più attenta di ciò che CA ha acquisito può fare comprendere meglio il significato di queste dichiarazioni.

IDFocus era una piccolissima società di soltanto dieci persone con sede in Israele, fondata nel 1997, ma si sa che ha avuto clienti molto importanti come Converse, Chevron Texaco e Lloyds. CA aveva già offerto l’integrazione con ACE nell’ambito dell’Identity Manager, ed evidentemente aveva visto un grande potenziale per ulteriori incrementi nelle vendite, tanto più che le competenze di IDFocus nello IAM sono significativamente maggiori ( e già disponibili) di quelle che CA stessa avrebbe potuto mettere in campo nel medio periodo.

 
Mobile Search – La nuova corsa all’oro di Internet? Opinionwire-30 ottobre

Il mese scorso il provider Internet comScore, che opera su scala globale,  ha riportato che 20.8 milioni di abbonati mobili americani e 4.5 milioni di inglesi hanno fatto accesso al “mobile search” nel giugno 2008, con incrementi del 68 e 30 per cento rispettivamente rispetto allo stesso periodo del 2007. Al recente Mobile Internet World tenutosi a Boston nel 2008, alcuni  leader industriali hanno riconosciuto che l’accesso ad Internet è ancora problematico su molti apparecchi cellulari e che il potenziale non utilizzato della “mobile search” richiede progressi tecnologici per ripetere il fantastico aumento manifestatosi nel passato per quella basata su PC.

Dato la crescita  nell’ adozione di piani tariffari che comprendono mobile data,  l’uso dell’Internet mobile e della “mobile search” potrà solo aumentare. Tuttavia, è importante ricordare che il modo in cui i consumatori interagiscono con il loro cellulare è molto diverso da quello col PC; mentre un utente di PC può  passare molto tempo di fronte al suo computer alla ricerca di informazioni, un utente di apparecchio mobile non lo può fare. Di conseguenza, la “mobile search” deve  fornire facilmente risultati “user-friendly”, oltre che garantire  un livello più elevato di rilevanza e accuratezza per i risultati della ricerca.

 
La crescita del Mobile Broadband

Una recente indagine di Point Topic (www.point-topic.com) ha rilevato che quasi la metà degli utenti del Regno Unito accede ad Internet lontano da casa o dal posto di lavoro, con il 47% degli oltre  6000 utenti intervistati che dice di preferire l’ utilizzo di reti mobili a banda larga, rispetto al 42% che ancora opta per il Wi-Fi. Tutto questo  è radicalmente diverso rispetto a 12 mesi fa, quando il 40% degli utenti sceglieva hotspot Wi-Fi come metodo di connessione e solo il 30% la banda larga mobile.

In definitiva, tuttavia, la distinzione tra banda larga mobile e Wi-Fi diventerà un punto controverso quando le reti mobili di banda larga e le tecnologie Wi-Fi convergeranno per fornire un servizio senza strappi, come dimostrato dal servizio  iPhone del provider O2, che usa a Wi-Fi se disponibile e passa a 3G se non è presente o libero  un hotspot Wi-Fi .

 
BPM - riiniziare il ciclo - Opinionwire 23 ottobre

Si può ormai ritenere che il Business Process Management (BPM)  sia una tecnologia consolidata e aziende di ogni dimensione  iniziano a capire i benefici di quello fino a poco fa veniva denigrato semplicemente come una nuova etichetta del BPR (Business Process Re-engineering) o del BPA (Business Process Automation). Resta comunque la domanda di come le aziende possano trarne   beneficio.  Per farlo è necessario che le aziende comprendano, per  prima cosa, lo stato in cui si trovano. Se hanno progetti pilota in corso, la  priorità maggiore deve essere una corretta individuazione  dei  propri processi . La maggior parte dei primi progetti spesso è stata caratterizzata da  una individuazione approssimativa dei processi da implementare   all’interno del BPM, e questa imprecisione veniva trasferita nel modello realizzato con gli strumenti  disponibili nella soluzione BPM scelta. Questa modo di procedere non è  efficace per definire i   processi  su scala aziendale e una qualche forma di strutturazione deve essere consolidata fin  dall’inizio del ciclo di  BPM. Le aziende che hanno riconosciuto per prime  il valore del BPM nella individuazione dettagliata dei propri processi hanno ormai superato questo stadio e  stanno iniziando un nuovo ciclo, con indagini analitiche più approfondite  finalizzate ad una miglior comprensione dei processi stessi.

 

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AnalystWatch: Android Netbooks to Emerge in...

Dentro la notizia
Scritto da Ezio Cerquaglia   
Mercoledì 10 Novembre 2010 16:10

Cloud Computing: un approccio pragmatico ad una opportunità

 

Il Cloud Computing è da qualche tempo entrato a far parte del lessico IT e, come per  tutte le innovazioni, è soggetto ad ampi dibattiti sulla sua natura  (cosa è e cosa non è “Cloud Computing”), sull’ impatto che la sua adozione può avere  (un mezzo per la riduzione di costi o per accelerare l’ innovazione)sulla sua natura (pubblico o privato); come sempre, molto dipende dal punto di vista, specialmente quando si parla di “nuvole”

Amleto                Vedete quella nuvola laggiù? Non ha quasi la forma d'un cammello?

Polonio                Càspita! Ci somiglia veramente!

Amleto                O piuttosto, direi, ad un donnola.

Polonio                Dal dorso, infatti, sì, sembra una donnola...

Amleto                O una balena...

Polonio                Proprio, una balena.

(W. Shakespeare – Amleto, Atto III, Scena II)

Dalle discussioni con commentatori, esperti , CIO, emergono  fondamentalmente tre atteggiamenti nei confronti del Cloud Computing:

·         gli entusiasti, che interpretano ogni novità come la panacea che consente finalmente di accelerare i tempi di implementazione di nuove applicazioni, a costi ridotti e superando i vincoli imposti da strutture IT aziendali “burocratiche e incapaci di seguire le esigenze del business”

·         gli scettici, che lo vedono come una forzatura marketing destinata a soccombere di fronte all’ impatto con la realtà di sistemi  legacy ancora dominanti e con i vincoli e le difficoltà di integrazione (un po’ come era successo per il modello ASP)

·         gli allarmisti che ne sottolineano i rischi in termini di sicurezza, di conformità alle legislazioni e normative nazionali, di validità e copertura delle licenze software, ecc.

L’ atteggiamento nel suo complesso, è molto simile a quello che, alcuni anni orsono, caratterizzava l’ outsourcing e richiede un percorso di maturazione similare da parte delle aziende; a fronte di un’ offerta  che si sta consolidando sia  nei modelli di servizio che di pricing (pur nella diversa accezione che ogni fornitore dà ai propri servizi) e che è ormai in grado di rispondere anche alle esigenze della  grande azienda, persiste nei possibili utilizzatori un approccio guardingo, che ne frena inevitabilmente l’ utilizzo in termini reali, anche nei casi in cui i vantaggi appaiono superiori ai rischi e alle potenziali difficoltà.

La vera domanda che l’ IT aziendale dovrebbe porsi, oggi, è: “la nostra azienda è pronta ad utilizzare i servizi di Cloud Computing?”, che significa:

·           conoscere le caratteristiche dell’ offerta (in tutte le componenti , IaaS, PaaS, SaaS) e se esistono già esperienze nel proprio settore di attività

·           essere in grado di valutare i servizi offerti, in termini di modalità, criteri  di tariffazione,

vincoli, opportunità  finanziarie (Opex versus  Capex)

·           comprendere l’ impatto dei nuovi modelli di pricing sulle scelte tecnologiche, architetturali e di software design

In ogni caso deve essere ben chiaro che la logica del Cloud Computing è la logica  del Web (provalo, se ti va bene comincia a utilizzarlo e a pagarlo, il resto si vedrà); il segreto è comprendere bene cosa ci può dare in più rispetto alle soluzioni tradizionali e dove può essere più opportunamente utilizzato (dal far fronte a picchi imprevisti nell’ utilizzo dell’ infrastruttura, al costruire rapidamente soluzioni prototipali a fronte di urgenze business, fino a fornire soluzioni anche importanti per il business stesso: ad esempio  ci sono circa 60.000 imprese che utilizzano il CRM SaaS di Salesforce.com e oltre 150 di tali aziende hanno più di 1.000 venditori ciascuna.

Ciò non significa che il Cloud  Computing sia giunto allo stadio di maturità, ma è certo che, per alcune problematiche, i vantaggi sono superiori ai rischi e punti di debolezza: nella figura è riportata una griglia, proposta da OVUM, per la valutazione dell’ opportunità di utilizzo del Cloud Computing.

 

 

 Source: OVUM Cloud Computing affinity Framework

Come si può vedere il Cloud Computing è caratterizzato dalla semplificazione e dalla standardizzazione, un’ antitesi, spesso, all’ IT aziendale; va quindi applicato in quelle aree dove l’ IT aziendale è in difficoltà a supportare  l’ azienda, vuoi perché le risorse disponibili sono impegnate, vuoi  perché a corto di budget (si sa che in questi periodi sono le BU più che le strutture IT a disporre di fondi per l’ innovazione tecnologica; sarebbe un errore invece  cercare di adottarlo dove l’ IT aziendale già risponde efficacemente.

Occorre pertanto prestare attenzione a non sovrastimare le reali necessità di “security” e di “qualità del servizio”: molti problemi riguardanti la sicurezza sono effetto di un “approccio acritico” che tende a generalizzare le effettive esigenze e problematiche legate ad una applicazione o a un servizio a tutte le applicazioni e servizi dell’ azienda, anche quando non sono strettamente necessarie.

Anche la “qualità di servizio” può essere differenziata  e valutata sulle effettive esigenze del servizio stesso; spesso  una simile valutazione genera vantaggi in termini di semplicità di gestione e di minori costi.

In definitiva l’ approccio corretto ai servizi di Cloud Computing è quello di scegliere opportunamente un possibile campo di applicazione (sia esso un semplice servizio infrastrutturale o una più complessa soluzione applicativa) e cominciare a fare esperienza sui diversi aspetti quali:

·         le migliori modalità di utilizzo dei servizi,

·         le possibilità di integrazione con altre infrastrutture / applicazioni,

·         i criteri di management più opportuni ed efficaci

 tenendo presente che, a differenza di quanto accade con l’ Outsourcing tradizionale,  il Cloud Computing non comporta necessariamente l’ instaurarsi di particolari vincoli  con il fornitore (lock-in); quanto più si utilizzano soluzioni implementate con standard aperti, tanto più risulta semplice abbandonare un fornitore per un concorrente quando le condizioni (costi, qualità dei servizi, ecc. ) lo suggeriscono.

 

Ezio Cerquaglia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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